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Acoustica su “ Rockshock”

di Michele Larotonda, “ Rockshock”, 2021



Acoustica di Rodolfo Montuoro sia nel titolo sia nella tracklist mostra un autore che da sempre si è differenziato sia per genere sia per un’originalità fuori dal comune e fuori da ogni regola.

Come suggerisce il titolo dell’album, ci troviamo di fronte a dieci brani, che vanno da Codex 1 a Codex 10 e che hanno come sfondo musicale l’utilizzo della chitarra acustica a fare da padrona a tutto l’intero album.

Le tematiche dell’album sono moltissime, quasi a far capire che ci troviamo di fronte a un autore che ha tante cose da dire e che soprattutto sa come dirle.

Nei testi si parla d’intenzioni, speranze, sogni e strade per realizzare le proprie aspettative. Tematiche che al primo ascolto potrebbero trarre in inganno perché argomenti abbastanza usati e abusati, ma la differenza la troviamo proprio nelle capacità di Rodolfo Montuoro che, grazie anche all’uso della voce, parla di argomenti vari e li rende per nulla banali.

Acoustica potrebbe essere una sorta di sfida nei confronti di quello che si sente in giro, una sfida nei confronti di un certo barocchismo che in alcuni autori sembra quasi un marchio di fabbrica, ma che personalmente trovo finto e volto solo alla ricerca dell’effetto a sorpresa.

Non c’è traccia di elettronica se non in maniera velata e ben tenuta in sottofondo a un lavoro che si differenzia anche nel mondo in cui è stato registrato, usando la presa diretta e un riproduttore a bobina, cosa alquanto inusuale di questi tempi.

Rodolfo Montuoro non è certo uno alle prime armi, il suo esordio risale al 2005 con un album (a_vision, pubblicato da Auditorium) che ha avuto l’onore di essere presentato alla sezione Love Festival di Arezzo Wave, un prestigio che a pochi autori è concesso e permesso. Siamo negli anni in cui anche l’Italia scopre di avere una propria realtà indie (The Giornalisti, Calcutta…), ma Montuoro cerca la novità che lo differenzia e questa la trova usando contaminazioni musicali, testi ermetici, riferimenti letterari e arrangiamenti al di sopra la media.

Al disco d’esordio seguiranno altri sei lavori, uno più particolare dell’altro, dove l’autore riesce sempre a spostare di qualche metro l’asticella della sua maturità artistica e che lo rendono nel giro di qualche anno una delle realtà più apprezzate in campo musicale e che gli permette di creare un giro di accaniti fan che lo seguono ogni volta che sale su di un palco.

Anche quest’ultimo lavoro sarebbe stato incantevole sentirlo suonare dal vivo, ma purtroppo questa pandemia ci sta condizionando la vita e sta uccidendo la musica live.

In attesa che qualcosa cambi, che la situazione migliori, ci resta uno splendido lavoro da ascoltare con il cuore e con la testa.


di Michele Larotonda, “ Rockshock”, 2021