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Un vortice. Ipnotico, centripeto. Visionario

di Gerardo Pozzi


Un vortice. Ipnotico, centripeto. Visionario. Un cunicolo scuro, un neon difettoso che va e viene, un susseguirsi di luci metropolitane, che quasi spiazzano, un viaggio scivoloso verso l’io profondo e la proiezione immediata tra gli spazi temporali del Cosmo. Il mondo di Rodolfo Montuoro è tutto questo. E molto di più. Ti incanta, in quello strano stato tra il sonno e la veglia, in quel limbo non ben definito, dove forse ci si vorrebbe risvegliare, ma qualcosa, un vento caldo e suadente, ci trattiene, dicendoci: “Resta ancora...” e noi gli ubbidiamo. Ciecamente. Melodie profonde, elettroniche, vitree, ruvide, mai banali, impeccabilmente arrangiate grazie alla collaborazione con la preziosissima Catherine Corelli. Vere e proprie colonne sonore di un film che potrebbe essere la vita stessa di ciascuno di noi. Non scrive facile, Montuoro. E lo fa coraggiosamente, in una società e in un tempo che ci chiedono costantemente di non pensare, di accelerare il ritmo, di essere sempre in prestazione, e (soprattutto) di drogarci di superficialità. Montuoro va contro tutto questo, in “direzione ostinata e contraria”, tanto per citare il Poeta. L’album, Voices, si apre con “Fall City”, un pezzo che attrae a sé, con il testo recitato dalla voce incantatrice di Roberto Pedicini. E poi ecco arrivare Montuoro, con il suo accento personale, caratteristico, che prima spicca, quasi stridendo, e poi subito si amalgama alla perfezione, in quel sound che è un tutt’uno col viaggio nell’ignoto che, inevitabilmente, ci invita ad intraprendere. Sussurra, Montuoro, quasi con ritrosia, nascosto in un’anima riservata ed intima. Ma ti piazza in un angolo e ti porta a guardare “…i volti e i sentimenti…” di “…un mondo grande, piccolo, distratto e immobile…(che) trema e degenera”. Parole che richiederebbero più letture, per poterne trovare i significati più intrinseci e talvolta misteriosi (qui forse, unico “neo”: la mancanza, nel cofanetto, dei testi scritti). “Voices” prende al petto, al pensiero. All’emozione e alla ragione. Un album da ascoltare in penombra, con un calice di ottimo rosso, dedicandogli il tempo necessario, quello che ormai ci siamo negati per le cose preziose, per le cose di valore. E la musica di Montuoro, preziosa, lo è. “Io sono qui, oltre, oltre…” canta in “Le metamorfosi”. E allora forse è proprio lì che lo potremo incontrare, Rodolfo Montuoro: “oltre”. Buon viaggio.



© Gerardo Pozzi, “L’isola della musica italiana”, 2019.

Illustrazione originale di © merendinacontiffany per il booklet di “Voices”. Courtesy of Sabrina Zanetti.

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